Archivi categoria: Telefonia fissa

Notizie dal monto delle Telecomunicazioni

Wind: Alemanno,Consob e Antitrust intervengano su strategie

ROMA (MF-DJ)–“Ci auguriamo che Consob e Antitrust competenti intervengano per conoscere le strategie finanziarie del gruppo ed i destini della compagnia Wind”. Lo afferma in una nota Gianni Alemanno (An) in merito all’ipotesi della collocazione in Borsa di Wind che dovrebbe avvenire nel 2007.
“Il tema dell’italianita’ delle societa’ di telefonia mobile e’ stato evocato con grande enfasi per la questione Tim e viene totalmente ignorato per la possibile quotazione in borsa di Wind: questo atteggiamento del governo dimostra da un lato l’aspetto alibistico che c’e’ stato nell’interessamento per l’italianita’ di Tim che e’ stata soltanto un cavallo di Troia per entrare con intenti dirigistici in tutta la questione Telecom e dall’altro lato – sostiene Alemanno – l’assenza di una strategia del governo per difendere i diritti dei consumatori nell’ambito della telefonia fissa e mobile”.

card_designROMA (MF-DJ) — “Ci auguriamo che Consob e Antitrust competenti intervengano per conoscere le strategie finanziarie del gruppo ed i destini della compagnia Wind”. Lo afferma in una nota Gianni Alemanno (An) in merito all’ipotesi della collocazione in Borsa di Wind che dovrebbe avvenire nel 2007.

“Il tema dell’italianita’ delle societa’ di telefonia mobile e’ stato evocato con grande enfasi per la questione Tim e viene totalmente ignorato per la possibile quotazione in borsa di Wind: questo atteggiamento del governo dimostra da un lato l’aspetto alibistico che c’e’ stato nell’interessamento per l’italianita’ di Tim che e’ stata soltanto un cavallo di Troia per entrare con intenti dirigistici in tutta la questione Telecom e dall’altro lato – sostiene Alemanno – l’assenza di una strategia del governo per difendere i diritti dei consumatori nell’ambito della telefonia fissa e mobile”.

Telecom: Il mercato risponde e avanzano i compratori di Tim

cabina_pubblicaIl mercato scommette sul fatto che il piano di riorganizzazione di Telecom Italia sarà realizzato e premia le società coinvolte, il giorno dopo le dimissioni di Marco Tronchetti Provera, primo azionista e presidente del gruppo. Si scommette sul fatto che la cessione di Tim possa procedere anche più rapidamente di prima, secondo un dealer. E sembra che i potenziali acquirenti per il gruppo di telefonia fissa non manchino. Nei giorni scorsi una fonte da Londra ha detto che il fondo di private equity Carlyle è interessato.
Il responsabile del fondo in Italia è Marco De Benedetti, che è stato per diversi anni AD della società di telefonia mobile. Tra l’altro, sul mercato si è parlato a più riprese di un interesse della famiglia De Benedetti per il business delle telecomunicazioni. Dal fronte Mediaset, controllata dalla famiglia dell’ex-presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sono arrivati segnali positivi.
Il presidente della società televisiva, Fedele Confalonieri, in un’intervista, ha detto che se Tim arrivasse sul mercato “non sarebbe sbagliata l’idea di una cordata italiana per acquisirla”. La cordata italiana sarebbe probabilmente in grado di sciogliere anche il nodo politico. Il governo ha fatto capire di essere contrario alla vendita a un azionista estero, cosa che priverebbe l’Italia, primo mercato europeo per la telefonia mobile, di un operatore nazionale. Un’alternativa, che sarebbe probabilmente gradita all’esecutivo, sarebbe la dismissione di una partecipazione di minoranza o che comunque consentisse a Telecom Italia di mantenere il controllo della società di telefonia mobile.
Questo avrebbe probabilmente effetti positivi più moderati sulla catena di controllo, ma sarebbe in grado di risolvere i forti contrasti con la maggioranza di governo. La cessione di Tim, che è valutata intorno a 35 miliardi, consentirebbe a Telecom Italia di tagliare drasticamente il debito (debito netto a 41,3 miliardi a fine giugno 2006) e distribuire maggiori dividendi, cominciando a remunerare l’investimento fatto da Pirelli e dai Benetton nel 2001. Finora il flusso di dividendi che proviene da Telecom Italia riesce solo a finanziare i costi del debito di Olimpia, holding che detiene la quota di riferimento della società telefonica.
Il gruppo, come annunciato, focalizzerebbe la sua strategia sulla convergenza tra telefonia fissa e media. Edizione Holding, partner di Pirelli in Telecom, è disponibile ad aumentare la sua esposizione nei confronti della società se il piano andasse in porto. “La scelta di Marco Tronchetti Provera di proporre ai soci una nuova riorganizzazione non ci spaventa. Anzi. (…) Se si presenteranno le condizioni, potremmo aumentare il nostro investimento”, ha detto il presidente di Edizione, Gilberto Benetton, in una recente intervista.
Fonte: www.canisciolti.info

cabina_pubblicaIl mercato scommette sul fatto che il piano di riorganizzazione di Telecom Italia sarà realizzato e premia le società coinvolte, il giorno dopo le dimissioni di Marco Tronchetti Provera, primo azionista e presidente del gruppo. Si scommette sul fatto che la cessione di Tim possa procedere anche più rapidamente di prima, secondo un dealer. E sembra che i potenziali acquirenti per il gruppo di telefonia fissa non manchino. Nei giorni scorsi una fonte da Londra ha detto che il fondo di private equity Carlyle è interessato.

Il responsabile del fondo in Italia è Marco De Benedetti, che è stato per diversi anni AD della società di telefonia mobile. Tra l’altro, sul mercato si è parlato a più riprese di un interesse della famiglia De Benedetti per il business delle telecomunicazioni. Dal fronte Mediaset, controllata dalla famiglia dell’ex-presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sono arrivati segnali positivi.

Il presidente della società televisiva, Fedele Confalonieri, in un’intervista, ha detto che se Tim arrivasse sul mercato “non sarebbe sbagliata l’idea di una cordata italiana per acquisirla”. La cordata italiana sarebbe probabilmente in grado di sciogliere anche il nodo politico. Il governo ha fatto capire di essere contrario alla vendita a un azionista estero, cosa che priverebbe l’Italia, primo mercato europeo per la telefonia mobile, di un operatore nazionale. Un’alternativa, che sarebbe probabilmente gradita all’esecutivo, sarebbe la dismissione di una partecipazione di minoranza o che comunque consentisse a Telecom Italia di mantenere il controllo della società di telefonia mobile.

Questo avrebbe probabilmente effetti positivi più moderati sulla catena di controllo, ma sarebbe in grado di risolvere i forti contrasti con la maggioranza di governo. La cessione di Tim, che è valutata intorno a 35 miliardi, consentirebbe a Telecom Italia di tagliare drasticamente il debito (debito netto a 41,3 miliardi a fine giugno 2006) e distribuire maggiori dividendi, cominciando a remunerare l’investimento fatto da Pirelli e dai Benetton nel 2001. Finora il flusso di dividendi che proviene da Telecom Italia riesce solo a finanziare i costi del debito di Olimpia, holding che detiene la quota di riferimento della società telefonica.

Il gruppo, come annunciato, focalizzerebbe la sua strategia sulla convergenza tra telefonia fissa e media. Edizione Holding, partner di Pirelli in Telecom, è disponibile ad aumentare la sua esposizione nei confronti della società se il piano andasse in porto. “La scelta di Marco Tronchetti Provera di proporre ai soci una nuova riorganizzazione non ci spaventa. Anzi. (…) Se si presenteranno le condizioni, potremmo aumentare il nostro investimento”, ha detto il presidente di Edizione, Gilberto Benetton, in una recente intervista.

Fonte: www.canisciolti.info

Fastweb e lo stretto abbraccio di Vodafone

Girandola di rumors anche su Fastweb che stamane incassa in borsa un rialzo dell’1,9%. La Telecom della fibra ottica ha, infatti, visto gonfiarsi i volumi delle contrattazioni in seguito ad un articolo pubblicato da Finanza&Mercati. Sul quotidiano si ipotizzava che l’accordo siglato con Vodafone la scorsa settimana fosse solo la base di lancio di un piano complessivo che prevedrebbe il passaggio delle quote di Fastweb in mano a Silvio Scaglia (poco più del 25% del capitale) al colosso della telefonia mobile entro l’anno prossimo.
Ipotizzato anche un prezzo per la cessione: 800 milioni di euro che ridarebbero fiato allo stesso Scaglia le cui quote sono fortemente penalizzate dalle prestazioni da maglia nera che Fastweb ha realizzato a piazza Affari negli ultimi mesi.
Immediata è stata la smentita della società. Gli accordi con Vodafone sarebbero di natura esclusivamente commerciale e non prevedrebbero scambi azionari. Scaglia, che di Fastweb oltre a essere il principale azionista è presidente, sarebbe intenzionato a rimanere alla guida del gruppo. Lo sviluppo dell’alleanza con Vodafone servirebbe solo a combattere la concorrenza del patto Tronchetti Provera-Murdoch in uno scenario di convergenza nel mondo delle telecomunicazioni.
In effetti il mercato specula da tempo su un tentativo di Scaglia di liberarsi delle proprie quote in Fastweb. La telecom della fibra ottica, pur incassando sempre giudizi positivi dalle banche di investimento e dalle società di rating, ha visto il valore delle proprie azioni limarsi notevolmente e a queste condizioni le perdite di Scaglia rischiano di aggravarsi ogni giorno di più. A meno che il patto con Vodafone e l’allargamento dell’offerta a cavallo fra telefonia fissa e mobile fra le due compagnie non dia nuovo fiato alle quotazioni di Fastweb.

fiberopticsGirandola di rumors anche su Fastweb che stamane incassa in borsa un rialzo dell’1,9%. La Telecom della fibra ottica ha, infatti, visto gonfiarsi i volumi delle contrattazioni in seguito ad un articolo pubblicato da Finanza&Mercati. Sul quotidiano si ipotizzava che l’accordo siglato con Vodafone la scorsa settimana fosse solo la base di lancio di un piano complessivo che prevedrebbe il passaggio delle quote di Fastweb in mano a Silvio Scaglia (poco più del 25% del capitale) al colosso della telefonia mobile entro l’anno prossimo.

Ipotizzato anche un prezzo per la cessione: 800 milioni di euro che ridarebbero fiato allo stesso Scaglia le cui quote sono fortemente penalizzate dalle prestazioni da maglia nera che Fastweb ha realizzato a piazza Affari negli ultimi mesi.

Immediata è stata la smentita della società. Gli accordi con Vodafone sarebbero di natura esclusivamente commerciale e non prevedrebbero scambi azionari. Scaglia, che di Fastweb oltre a essere il principale azionista è presidente, sarebbe intenzionato a rimanere alla guida del gruppo. Lo sviluppo dell’alleanza con Vodafone servirebbe solo a combattere la concorrenza del patto Tronchetti Provera-Murdoch in uno scenario di convergenza nel mondo delle telecomunicazioni.

In effetti il mercato specula da tempo su un tentativo di Scaglia di liberarsi delle proprie quote in Fastweb. La telecom della fibra ottica, pur incassando sempre giudizi positivi dalle banche di investimento e dalle società di rating, ha visto il valore delle proprie azioni limarsi notevolmente e a queste condizioni le perdite di Scaglia rischiano di aggravarsi ogni giorno di più. A meno che il patto con Vodafone e l’allargamento dell’offerta a cavallo fra telefonia fissa e mobile fra le due compagnie non dia nuovo fiato alle quotazioni di Fastweb.

Telefonia, arriva la bolletta unica

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha annunciato il via libera al provvedimento sulla bolletta unica per la telefonia fissa. Tra le novità preposte dall’Autorità vi sono il “canone all’ingrosso”, per cui le compagnie che non coprono l’ultimo miglio per arrivare agli utenti possono chiedere a Telecom di amministrare la fatturazione degli utenti, e la banda larga. Con quest’ultimo cambiamento sarà possibile usufruire di connessioni più veloci.
Un via libera che Adiconsum dice di condividere perché rende più semplice la vita delle famiglie che hanno scelto un gestore diverso da Telecom. Fino ad oggi infatti la stragrande maggioranza delle famiglie ha pagato una bolletta a Telecom per il canone e una al gestore scelto per il consumo effettuato, effettuando una doppia spesa e una doppia fila agli sportelli.
Il provvedimento, che entrerà in vigore nel corso del 2006, per Adiconsum dovrebbe ridurre la possibilità di perpetrare furbizie e abusi in bolletta legati a servizi non richiesti, ma a volte ugualmente addebitati. “L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – aggiunge l’Adiconsum – dovrebbe adottare con celerità lo stesso tipo di provvedimento anche per la banda larga, favorendo così un mercato più trasparente e concorrenziale”.

phone_1L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha annunciato il via libera al provvedimento sulla bolletta unica per la telefonia fissa. Tra le novità preposte dall’Autorità vi sono il “canone all’ingrosso”, per cui le compagnie che non coprono l’ultimo miglio per arrivare agli utenti possono chiedere a Telecom di amministrare la fatturazione degli utenti, e la banda larga. Con quest’ultimo cambiamento sarà possibile usufruire di connessioni più veloci.

Un via libera che Adiconsum dice di condividere perché rende più semplice la vita delle famiglie che hanno scelto un gestore diverso da Telecom. Fino ad oggi infatti la stragrande maggioranza delle famiglie ha pagato una bolletta a Telecom per il canone e una al gestore scelto per il consumo effettuato, effettuando una doppia spesa e una doppia fila agli sportelli.

Il provvedimento, che entrerà in vigore nel corso del 2006, per Adiconsum dovrebbe ridurre la possibilità di perpetrare furbizie e abusi in bolletta legati a servizi non richiesti, ma a volte ugualmente addebitati. “L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – aggiunge l’Adiconsum – dovrebbe adottare con celerità lo stesso tipo di provvedimento anche per la banda larga, favorendo così un mercato più trasparente e concorrenziale”.