Archivi categoria: Telefonia mobile

MC-link e Alpikom creano un nuovo operatore di telecomunicazioni

fusione_mclinkTrento, 4 novembre 2009 – In seguito all’acquisizione del controllo dell’operatore di telecomunicazioni trentino Alpikom da parte di MC-link avvenuta lo scorso 13 gennaio, le assemblee dei soci delle due società hanno deliberato la fusione. Tale operazione avverrà per incorporazione di Alpikom in MC-link entro la fine del 2009.

La fusione porterà ad una realtà societaria unica con sede legale a Trento e sede direzionale a Roma. La nuova compagine societaria di MC-link vedrà l’ingresso dei soci di Alpikom (Dedagroup del Gruppo Podini, Dolomiti Energia, Autostrada del Brennero e Azienda Energetica di Bolzano e Merano) con una quota pari a circa il 15% del capitale sociale. Alpikom sarà incorporata in MC-link, ma manterrà nell’ambito del territorio del Trentino Alto Adige l’identificazione tramite il proprio logo – ora di proprietà di MC-link – ampiamente conosciuto e riconosciuto nell’ambito regionale di appartenenza.
Dal punto di vista organizzativo, il personale impiegato dalla nuova realtà supererà i 100 dipendenti.

“La fusione odierna è un passo importante e il risultato di mesi di lavoro intenso e ricco di sfide che tutti i dipendenti delle due società hanno affrontato con entusiasmo, spirito di collaborazione e professionalità”,  ha commentato Pompeo Viganò, Presidente di Alpikom. “In tutti noi è viva la consapevolezza di lavorare ad un grande progetto perché ha l’obiettivo di creare una realtà importante nel panorama italiano: una società dinamica, in continua crescita, tutta italiana che intende valorizzare le attività, le competenze e le risorse di tutti, per sfruttare al meglio le opportunità di sviluppo del mercato”.

Cesare Veneziani, Amministratore Delegato di MC-link, ha aggiunto: “Siamo certi del successo del progetto in virtù della grande capacità di condividere le forti peculiarità ed il know-how delle due realtà. L’integrazione delle infrastrutture di rete proprietarie e dei Data Center consentirà, inoltre, di ampliare l’offerta commerciale dando vita a soluzioni ritagliate sulle reali esigenze delle aziende, e predisporre servizi a progetto sempre più mirati, che si affiancheranno alle soluzioni pacchettizzate, su cui possiamo vantare un’esperienza ultra decennale. L’obiettivo di MC-link è sempre stato quello di offrire strumenti in grado di aumentare la produttività delle aziende e questa fusione, grazie alla sinergia delle competenze detenute dalle due aziende, rappresenta un ulteriore valore da offrire alla nostra base di clienti attuale e futura”.

Con la fusione nasce un Gruppo con ambizioni da protagonista nel mercato nazionale delle soluzioni di connettività Internet e delle telecomunicazioni. I dati relativi al 2009 confermano la consistenza del progetto e le ottime prospettive di sviluppo: i ricavi stimati per l’esercizio 2009 sono pari a 28 milioni di Euro, con un margine operativo lordo di oltre 6 milioni. La nuova realtà avrà un patrimonio netto di 4 milioni di Euro.

I profitti di Swisscom salgono grazie all’italiana Fastweb

SwisscomLogo_2008Swisscom, la più grande compagnia telefonoca svizzera,  ha fatto registrare un aumento del 20 per cento dei profitti nel primo quadrimestre, dopo l’acquisto dell’italiana Fastweb Spa.

La statalizzata Swisscom aveva comprato Fastweb lo scorso maggio per aggiungere un operatore di telefonia fissa in Italia.
I profitti sono stati spinti anche dall’aumento dei clienti della banda larga e il re-acquisto del 25% delle azioni di Vodafone Group.

“In Svizzera avremo risultati positivi se avremo una ragionevole stabilità nelle vendite – ha detto Schloter il direttore generale – la crescita verrà quindi dall’Italia”.

Fastweb è una delle aziende di telecomunicazioni con la crescita più veloce tutta Europa” ha aggiunto Schloter.

Vodafone compra Tele2

Le divisioni Tele2 per l’Italia e la Spagna passano sotto il controllo Vodafone per la cifra di 775 milioni di Euro, si tratta di una mossa imprenditoriale importante e rischiosa in due paesi fortemente condizionati da un “gestore unico” della rete nazionale.
Grazie all’acquisizione di Tele2, che solo in Italia può contare su 2,6 milioni di clienti, ora Vodafone ha la possibilità di sfidare Telecom Italia in quello che è il vero campo di battaglia della comunicazione: la telefonia fissa.
Ma non basta, Tele2 può anche contare su oltre 400 mila utenti per la banda larga, Vodafone avrà quindi la possibilità di estendersi in un mercato che entro l’anno prossimo riguarderà il 44% degli Italiani.
E gli imprenditori italiani? Forse stanno ancora pensando ad Alitalia?!

vodafone-logo4Le divisioni Tele2 per l’Italia e la Spagna passano sotto il controllo Vodafone per la cifra di 775 milioni di Euro, si tratta di una mossa imprenditoriale importante e rischiosa in due paesi fortemente condizionati da un “gestore unico” della rete nazionale.

Grazie all’acquisizione di Tele2, che solo in Italia può contare su 2,6 milioni di clienti, ora Vodafone ha la possibilità di sfidare Telecom Italia in quello che è il vero campo di battaglia della comunicazione: la telefonia fissa.

Ma non basta, Tele2 può anche contare su oltre 400 mila utenti per la banda larga, Vodafone avrà quindi la possibilità di estendersi in un mercato che entro l’anno prossimo riguarderà il 44% degli Italiani.

E gli imprenditori italiani? Forse stanno ancora pensando ad Alitalia?!

FASTWEB, approvato il piano di espansione della rete

fibre_otticheMilano, 07 Agosto 2007 – Il Consiglio di Amministrazione di FASTWEB S.p.A (Milano, MTAX: FWB), riunitosi in data odierna, ha approvato il piano di espansione geografica della rete.

La Società, che estenderà la propria infrastruttura in fibra ottica di circa 1.000 Km, amplierà la propria presenza a nuove regioni quali Sardegna, Basilicata e Calabria, arrivando così a coprire tutte le principali città italiane.
Il potenziale di copertura geografica della rete FASTWEB crescerà pertanto da 10 a circa 11,4 milioni di clienti, con un incremento della copertura dall’attuale 45% al 50% del mercato italiano.
Il piano richiederà investimenti relativamente ridotti – nell’ordine di 60 milioni di euro – che saranno effettuati nel corso del 2007. La guidance per l’esercizio in corso non subirà modifiche, ad esclusione degli investimenti addizionali necessari all’espansione dell’infrastruttura e alla crescita.
Oltre 500.000 dei nuovi potenziali clienti sono ubicati in località fino a oggi non raggiunte da FASTWEB, mentre i restanti 900.000 risiedono in zone attualmente servite in modalità wholesale. In particolare, la migrazione del potenziale wholesale verso l’accesso diretto alla rete FASTWEB consentirà una più elevata qualità dei servizi e un più ampio portafogli di soluzioni offerte ai clienti con conseguenti vantaggi in termini di redditività per FASTWEB.

FASTWEB: nel primo trimestre ricavi a oltre 353 milioni di euro (+22% YoY)

logo_fastwebMilano, 13 aprile 2007 – FASTWEB (Milano MTAX: FWB), il secondo operatore italiano di servizi di telecomunicazione su rete fissa, annuncia i dati preliminari conseguiti a livello consolidato nel primo trimestre 2007 che mostrano un’ulteriore significativa crescita di tutti i principali parametri operativi.
Il numero complessivo dei clienti al 31 marzo 2007 era pari a 1.150.400 grazie agli 88.000 nuovi abbonati nel trimestre. La crescita rispetto agli 80.000 clienti acquisiti nel corrispondente periodo 2006 testimonia il buon successo commerciale nelle aree servite.
Continua la progressione dei ricavi consolidati che nel primo trimestre 2007 sono stati superiori a 353 milioni di euro, in crescita del 22% rispetto ai 289 milioni di euro del corrispondente periodo 2006. Il dato è in linea con il profilo di crescita previsto e con la dinamica del business che tipicamente accelera nella seconda parte dell’anno, anche in considerazione del fatto che alcuni tra i principali contratti acquisiti nel corso del 2006 contribuiranno ai ricavi in modo progressivo durante l’anno.
Nel primo trimestre dell’anno FASTWEB ha riportato un EBITDA consolidato superiore a 120 milioni di euro, con un incremento di circa il 33% rispetto ai 90,1 milioni di euro del corrispondente periodo 2006. In crescita anche la marginalità che nei primi tre mesi dell’anno è stata pari a circa il 34% dei ricavi consolidati rispetto al 31% nel corrispondente periodo 2006.
Il breakeven di cassa è stato conseguito anche nel primo trimestre 2007, a conferma del trend iniziato a fine del 2006.
Alla luce dei risultati del primo trimestre 2007, la società conferma i target di fine anno.
I dati annunciati sono preliminari e soggetti ad eventuali modifiche in occasione dell’approvazione dei risultati consolidati definitivi del primo trimestre dell’anno, prevista per l’11 maggio 2007.

FASTWEB AFFIDA A PUBLICIS LA COMUNICAZIONE ADVERTISING 2007

logo_fastwebMilano, 31 gennaio 2007– FASTWEB, il secondo operatore italiano di servizi di telecomunicazione su rete fissa, ha deciso di affidare a Publicis l’incarico di studiare e realizzare tutte le iniziative di comunicazione pubblicitaria relative ai prodotti ed ai servizi commercializzati dal Gruppo.

Stefano Parisi, Amministratore Delegato di Fastweb, ha sottolineato come “la scelta si sia orientata verso un’agenzia di respiro internazionale in grado di contribuire non solo sul piano della strategia e della creatività, ma anche in termini di stimolo e confronto continui per valutare tutte le variabili che compongono un mix di comunicazione efficace”.

Publicis seguirà il nuovo Cliente con una squadra di professionisti dedicata, diretta da Miguel Angel Torralba.

Giorgio Lodi, CEO di Publicis, ha così commentato l’assegnazione dell’incarico:
“Crediamo di poter condividere con FASTWEB modalità di lavoro basate su alcuni fattori chiave quali servizio, innovazione e qualità. Siamo particolarmente soddisfatti ed orgogliosi di iniziare il nuovo anno con questa importante collaborazione.”

Wind: Alemanno,Consob e Antitrust intervengano su strategie

ROMA (MF-DJ)–“Ci auguriamo che Consob e Antitrust competenti intervengano per conoscere le strategie finanziarie del gruppo ed i destini della compagnia Wind”. Lo afferma in una nota Gianni Alemanno (An) in merito all’ipotesi della collocazione in Borsa di Wind che dovrebbe avvenire nel 2007.
“Il tema dell’italianita’ delle societa’ di telefonia mobile e’ stato evocato con grande enfasi per la questione Tim e viene totalmente ignorato per la possibile quotazione in borsa di Wind: questo atteggiamento del governo dimostra da un lato l’aspetto alibistico che c’e’ stato nell’interessamento per l’italianita’ di Tim che e’ stata soltanto un cavallo di Troia per entrare con intenti dirigistici in tutta la questione Telecom e dall’altro lato – sostiene Alemanno – l’assenza di una strategia del governo per difendere i diritti dei consumatori nell’ambito della telefonia fissa e mobile”.

card_designROMA (MF-DJ) — “Ci auguriamo che Consob e Antitrust competenti intervengano per conoscere le strategie finanziarie del gruppo ed i destini della compagnia Wind”. Lo afferma in una nota Gianni Alemanno (An) in merito all’ipotesi della collocazione in Borsa di Wind che dovrebbe avvenire nel 2007.

“Il tema dell’italianita’ delle societa’ di telefonia mobile e’ stato evocato con grande enfasi per la questione Tim e viene totalmente ignorato per la possibile quotazione in borsa di Wind: questo atteggiamento del governo dimostra da un lato l’aspetto alibistico che c’e’ stato nell’interessamento per l’italianita’ di Tim che e’ stata soltanto un cavallo di Troia per entrare con intenti dirigistici in tutta la questione Telecom e dall’altro lato – sostiene Alemanno – l’assenza di una strategia del governo per difendere i diritti dei consumatori nell’ambito della telefonia fissa e mobile”.

Telecom: Il mercato risponde e avanzano i compratori di Tim

cabina_pubblicaIl mercato scommette sul fatto che il piano di riorganizzazione di Telecom Italia sarà realizzato e premia le società coinvolte, il giorno dopo le dimissioni di Marco Tronchetti Provera, primo azionista e presidente del gruppo. Si scommette sul fatto che la cessione di Tim possa procedere anche più rapidamente di prima, secondo un dealer. E sembra che i potenziali acquirenti per il gruppo di telefonia fissa non manchino. Nei giorni scorsi una fonte da Londra ha detto che il fondo di private equity Carlyle è interessato.
Il responsabile del fondo in Italia è Marco De Benedetti, che è stato per diversi anni AD della società di telefonia mobile. Tra l’altro, sul mercato si è parlato a più riprese di un interesse della famiglia De Benedetti per il business delle telecomunicazioni. Dal fronte Mediaset, controllata dalla famiglia dell’ex-presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sono arrivati segnali positivi.
Il presidente della società televisiva, Fedele Confalonieri, in un’intervista, ha detto che se Tim arrivasse sul mercato “non sarebbe sbagliata l’idea di una cordata italiana per acquisirla”. La cordata italiana sarebbe probabilmente in grado di sciogliere anche il nodo politico. Il governo ha fatto capire di essere contrario alla vendita a un azionista estero, cosa che priverebbe l’Italia, primo mercato europeo per la telefonia mobile, di un operatore nazionale. Un’alternativa, che sarebbe probabilmente gradita all’esecutivo, sarebbe la dismissione di una partecipazione di minoranza o che comunque consentisse a Telecom Italia di mantenere il controllo della società di telefonia mobile.
Questo avrebbe probabilmente effetti positivi più moderati sulla catena di controllo, ma sarebbe in grado di risolvere i forti contrasti con la maggioranza di governo. La cessione di Tim, che è valutata intorno a 35 miliardi, consentirebbe a Telecom Italia di tagliare drasticamente il debito (debito netto a 41,3 miliardi a fine giugno 2006) e distribuire maggiori dividendi, cominciando a remunerare l’investimento fatto da Pirelli e dai Benetton nel 2001. Finora il flusso di dividendi che proviene da Telecom Italia riesce solo a finanziare i costi del debito di Olimpia, holding che detiene la quota di riferimento della società telefonica.
Il gruppo, come annunciato, focalizzerebbe la sua strategia sulla convergenza tra telefonia fissa e media. Edizione Holding, partner di Pirelli in Telecom, è disponibile ad aumentare la sua esposizione nei confronti della società se il piano andasse in porto. “La scelta di Marco Tronchetti Provera di proporre ai soci una nuova riorganizzazione non ci spaventa. Anzi. (…) Se si presenteranno le condizioni, potremmo aumentare il nostro investimento”, ha detto il presidente di Edizione, Gilberto Benetton, in una recente intervista.
Fonte: www.canisciolti.info

cabina_pubblicaIl mercato scommette sul fatto che il piano di riorganizzazione di Telecom Italia sarà realizzato e premia le società coinvolte, il giorno dopo le dimissioni di Marco Tronchetti Provera, primo azionista e presidente del gruppo. Si scommette sul fatto che la cessione di Tim possa procedere anche più rapidamente di prima, secondo un dealer. E sembra che i potenziali acquirenti per il gruppo di telefonia fissa non manchino. Nei giorni scorsi una fonte da Londra ha detto che il fondo di private equity Carlyle è interessato.

Il responsabile del fondo in Italia è Marco De Benedetti, che è stato per diversi anni AD della società di telefonia mobile. Tra l’altro, sul mercato si è parlato a più riprese di un interesse della famiglia De Benedetti per il business delle telecomunicazioni. Dal fronte Mediaset, controllata dalla famiglia dell’ex-presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sono arrivati segnali positivi.

Il presidente della società televisiva, Fedele Confalonieri, in un’intervista, ha detto che se Tim arrivasse sul mercato “non sarebbe sbagliata l’idea di una cordata italiana per acquisirla”. La cordata italiana sarebbe probabilmente in grado di sciogliere anche il nodo politico. Il governo ha fatto capire di essere contrario alla vendita a un azionista estero, cosa che priverebbe l’Italia, primo mercato europeo per la telefonia mobile, di un operatore nazionale. Un’alternativa, che sarebbe probabilmente gradita all’esecutivo, sarebbe la dismissione di una partecipazione di minoranza o che comunque consentisse a Telecom Italia di mantenere il controllo della società di telefonia mobile.

Questo avrebbe probabilmente effetti positivi più moderati sulla catena di controllo, ma sarebbe in grado di risolvere i forti contrasti con la maggioranza di governo. La cessione di Tim, che è valutata intorno a 35 miliardi, consentirebbe a Telecom Italia di tagliare drasticamente il debito (debito netto a 41,3 miliardi a fine giugno 2006) e distribuire maggiori dividendi, cominciando a remunerare l’investimento fatto da Pirelli e dai Benetton nel 2001. Finora il flusso di dividendi che proviene da Telecom Italia riesce solo a finanziare i costi del debito di Olimpia, holding che detiene la quota di riferimento della società telefonica.

Il gruppo, come annunciato, focalizzerebbe la sua strategia sulla convergenza tra telefonia fissa e media. Edizione Holding, partner di Pirelli in Telecom, è disponibile ad aumentare la sua esposizione nei confronti della società se il piano andasse in porto. “La scelta di Marco Tronchetti Provera di proporre ai soci una nuova riorganizzazione non ci spaventa. Anzi. (…) Se si presenteranno le condizioni, potremmo aumentare il nostro investimento”, ha detto il presidente di Edizione, Gilberto Benetton, in una recente intervista.

Fonte: www.canisciolti.info

Fastweb e lo stretto abbraccio di Vodafone

Girandola di rumors anche su Fastweb che stamane incassa in borsa un rialzo dell’1,9%. La Telecom della fibra ottica ha, infatti, visto gonfiarsi i volumi delle contrattazioni in seguito ad un articolo pubblicato da Finanza&Mercati. Sul quotidiano si ipotizzava che l’accordo siglato con Vodafone la scorsa settimana fosse solo la base di lancio di un piano complessivo che prevedrebbe il passaggio delle quote di Fastweb in mano a Silvio Scaglia (poco più del 25% del capitale) al colosso della telefonia mobile entro l’anno prossimo.
Ipotizzato anche un prezzo per la cessione: 800 milioni di euro che ridarebbero fiato allo stesso Scaglia le cui quote sono fortemente penalizzate dalle prestazioni da maglia nera che Fastweb ha realizzato a piazza Affari negli ultimi mesi.
Immediata è stata la smentita della società. Gli accordi con Vodafone sarebbero di natura esclusivamente commerciale e non prevedrebbero scambi azionari. Scaglia, che di Fastweb oltre a essere il principale azionista è presidente, sarebbe intenzionato a rimanere alla guida del gruppo. Lo sviluppo dell’alleanza con Vodafone servirebbe solo a combattere la concorrenza del patto Tronchetti Provera-Murdoch in uno scenario di convergenza nel mondo delle telecomunicazioni.
In effetti il mercato specula da tempo su un tentativo di Scaglia di liberarsi delle proprie quote in Fastweb. La telecom della fibra ottica, pur incassando sempre giudizi positivi dalle banche di investimento e dalle società di rating, ha visto il valore delle proprie azioni limarsi notevolmente e a queste condizioni le perdite di Scaglia rischiano di aggravarsi ogni giorno di più. A meno che il patto con Vodafone e l’allargamento dell’offerta a cavallo fra telefonia fissa e mobile fra le due compagnie non dia nuovo fiato alle quotazioni di Fastweb.

fiberopticsGirandola di rumors anche su Fastweb che stamane incassa in borsa un rialzo dell’1,9%. La Telecom della fibra ottica ha, infatti, visto gonfiarsi i volumi delle contrattazioni in seguito ad un articolo pubblicato da Finanza&Mercati. Sul quotidiano si ipotizzava che l’accordo siglato con Vodafone la scorsa settimana fosse solo la base di lancio di un piano complessivo che prevedrebbe il passaggio delle quote di Fastweb in mano a Silvio Scaglia (poco più del 25% del capitale) al colosso della telefonia mobile entro l’anno prossimo.

Ipotizzato anche un prezzo per la cessione: 800 milioni di euro che ridarebbero fiato allo stesso Scaglia le cui quote sono fortemente penalizzate dalle prestazioni da maglia nera che Fastweb ha realizzato a piazza Affari negli ultimi mesi.

Immediata è stata la smentita della società. Gli accordi con Vodafone sarebbero di natura esclusivamente commerciale e non prevedrebbero scambi azionari. Scaglia, che di Fastweb oltre a essere il principale azionista è presidente, sarebbe intenzionato a rimanere alla guida del gruppo. Lo sviluppo dell’alleanza con Vodafone servirebbe solo a combattere la concorrenza del patto Tronchetti Provera-Murdoch in uno scenario di convergenza nel mondo delle telecomunicazioni.

In effetti il mercato specula da tempo su un tentativo di Scaglia di liberarsi delle proprie quote in Fastweb. La telecom della fibra ottica, pur incassando sempre giudizi positivi dalle banche di investimento e dalle società di rating, ha visto il valore delle proprie azioni limarsi notevolmente e a queste condizioni le perdite di Scaglia rischiano di aggravarsi ogni giorno di più. A meno che il patto con Vodafone e l’allargamento dell’offerta a cavallo fra telefonia fissa e mobile fra le due compagnie non dia nuovo fiato alle quotazioni di Fastweb.

Nel 2008 l’UMTS sorpasserà il GSM?

Roma – Mancano almeno due anni al sorpasso del 3G sul 2G sulle strade italiane della telefonia mobile. È quanto rilevato da uno studio di Yankee Group sulle tendenze di mercato mobile nel nostro Paese. Una ricerca su base pluriennale che va dall’anno in corso fino al 2009.
Nello studio si rileva che su un totale di 26 miliardi di euro, previsti come volume d’affari del mercato radiomobile italiano nell’anno 2008, 14 miliardi verranno fatturati nell’UMTS e 11,9 saranno invece legati al mercato GSM, che conserverà ancora un leggero vantaggio in termini di penetrazione (64% contro il 61%) nel 2008. Ma si prevede che l’anno successivo ceda il passo all’UMTS. In crescita il mercato radiomobile preso nel su complesso, per il quale si stima un aumento significativo (118% nel 2005, 125% nel 2008).
Fortuna, secondo le stime, avrà la telefonia su Internet: si prevede che nel 2010 la tecnologia possa essere una fonte di profitto da 3,3 miliardi di dollari (2,75 miliardi di euro), grazie alla crescita del mercato VoIP, soprattutto in ambito business, mirato alla riduzione dei costi delle comunicazioni. Il successo del VoIP sarà la logica conseguenza di una conseguita regolamentazione dell’uso di tale tecnologia e delle logiche del mercato della connettività a internet veloce.
A livello europeo il “dominio” dell’UMTS dovrebbe invece essere consacrato nel 2010, stando alle stime di Forrester Research. Italia e Gran Bretagna sembrano i paesi con le migliori potenzialità di crescita. Per fine decennio, apparecchi e servizi 3G dovrebbero registrare una quota di mercato del 72% (media europea = 61%).
Notizia d’archivio del 06.02.06

mobile_antennaRoma – Mancano almeno due anni al sorpasso del 3G sul 2G sulle strade italiane della telefonia mobile. È quanto rilevato da uno studio di Yankee Group sulle tendenze di mercato mobile nel nostro Paese. Una ricerca su base pluriennale che va dall’anno in corso fino al 2009.

Nello studio si rileva che su un totale di 26 miliardi di euro, previsti come volume d’affari del mercato radiomobile italiano nell’anno 2008, 14 miliardi verranno fatturati nell’UMTS e 11,9 saranno invece legati al mercato GSM, che conserverà ancora un leggero vantaggio in termini di penetrazione (64% contro il 61%) nel 2008. Ma si prevede che l’anno successivo ceda il passo all’UMTS. In crescita il mercato radiomobile preso nel su complesso, per il quale si stima un aumento significativo (118% nel 2005, 125% nel 2008).

Fortuna, secondo le stime, avrà la telefonia su Internet: si prevede che nel 2010 la tecnologia possa essere una fonte di profitto da 3,3 miliardi di dollari (2,75 miliardi di euro), grazie alla crescita del mercato VoIP, soprattutto in ambito business, mirato alla riduzione dei costi delle comunicazioni. Il successo del VoIP sarà la logica conseguenza di una conseguita regolamentazione dell’uso di tale tecnologia e delle logiche del mercato della connettività a internet veloce.

A livello europeo il “dominio” dell’UMTS dovrebbe invece essere consacrato nel 2010, stando alle stime di Forrester Research. Italia e Gran Bretagna sembrano i paesi con le migliori potenzialità di crescita. Per fine decennio, apparecchi e servizi 3G dovrebbero registrare una quota di mercato del 72% (media europea = 61%).

Notizia d’archivio del 06.02.06